Continua la campagna politico-culturale nei diversi paesi europei per la rottura dell'UE ,contro l’Europolo e la troika, per l’uscita dall’euro e la proposta di un'ALBA euro-afro mediterranea per la complementarietà e la solidarietà di classe del movimento internazionalista del lavoro e del lavoro negato.

 

Dopo l'edizione italiana, quella cubana, portoghese e greca della traduzione del libro "Il risveglio dei maiali" di Luciano Vasapollo, Rita Martufi e Joaquin Arriola, ci sarà  a Barcellona e Madrid dal 20 al 23 gennaio 2015 ,la presentazione con i due Autori italiani dell’edizione spagnola,"El despertar de los Cerdos",ed.Maya 2014 , ed anche nuove presentazione del libro"De Sur a Sur.La estrategia del caracol", ed. Viejo Topo 2014.

Vasapollo e Martufi , insieme ai tanti compagni ed organizzazioni che stanno lavorando nella preparazione delle diverse attività, terranno inoltre conferenze e incontri con partiti, organizzazioni sindacali di base e movimenti sociali catalani , dei paesi Baschi e spagnoli, per rafforzare il coordinamento europeo della Rete di intellettuali , artisti e movimenti sociali in difesa dell’Umanità e rilanciare i percorsi di lotta per il lavoro a pieno salario e pieni diritti , il reddito sociale, la casa per tutti, l’edilizia popolare , gli investimenti pubblici per un sempre più ampio Stato sociale, per l’autodeterminazione dei popoli contro la guerra militare, sociale, economica e finanziaria imposta dalla competizione globale fra le potenze imperialiste USA e  l’Europolo  . 

 

  

 

 

 

 DI SEGUITO DUE RECENSIONI DEI DUE LIBRI :

L’UE non è riformabile, smantellarla e fare un'alleanza solidale per internazionalismo del lavoro nel sud Europa. Come l’Alba in America latina.

Written by  Alessandro Franzi linkiesta.it

      

 

   25 Maggio 2014 Intervista al Prof. Luciano Vasapollo;  docente alla Sapienza di Roma ma anche a Cuba, intellettuale marxista

 Secondo Vasapollo, che è delegato del Rettore della Sapienza ai rapporti con i paesi dell’Alba (l’Alleanza bolivariana per le Americhe), l’Ue è stata costruita per gli interessi della Germania e non è riformabile, quindi la sfida di forze come quella di Tsipras, che non vogliono uscire dall’euro, sono destinate a sbattere contro un muro. Meglio sarebbe, ci spiega il professore che nel 2011 ha pubblicato con Jaca Book ’Il risveglio dei maiali’, smantellare l’Ue e fare una comunità dei Pigs nel sud Europa. Come l’Alba in America latina.

Il maggiore schieramento critico che da sinistra vuole cambiare l’Unione Europea è quello che ha candidato Alexis Tsipras, leader della sinistra radicale greca di Syriza, alla presidenza della commissione Ue. Ma è proprio la sinistra che a queste elezioni europee sembra doversi far perdonare più peccati sulla strada dell’austerity e delle larghe intese. Abbiamo chiesto all’economista Luciano Vasapollo, docente alla Sapienza di Roma ma anche a Cuba, profondo conoscitore del Sudamerica ma soprattutto intellettuale marxista, che prospettiva veda per l’Europa e i movimenti progressisti di fronte a questa crisi di fiducia. Secondo Vasapollo, che è delegato del rettore della Sapienza ai rapporti con i paesi dell’Alba (l’Alleanza bolivariana per le Americhe), l’Ue è stata costruita per gli interessi della Germania e non è riformabile, quindi la sfida di forze come quella di Tsipras, che non vogliono uscire dall’euro, sono destinate a sbattere contro un muro. Meglio sarebbe, ci spiega il professore che nel 2011 ha pubblicato con Jaca Book ’Il risveglio dei maiali’, smantellare l’Ue e fare una comunità dei Pigs nel sud Europa. Come l’Alba in America latina.

 Professor Vasapollo, che cosa non ha funzionato in questa Europa?

Il problema è “come” è nata questa Europa. A scanso di equivoci, io sono profondamente europeo e rivendico la nostra comune cultura, il problema sono le finalità con cui è nata l’Ue. E parte tutto dalla crisi del 1929, la prima crisi strutturale del capitalismo, che è come quella che stiamo vivendo: quando se ne uscì, non con il New Deal ma purtroppo con la seconda guerra mondiale, gli Usa erano diventati una locomotiva e hanno dovuto fare i conti con altri due modelli alternativi, il capitalismo nipponico e quello renano.

Il modello della Germania, è da lì che parte il disegno?

Vede, nel dopoguerra avviene che la Germania diventa una potenza industriale fortemente esportatrice e deve avere un'area di riferimento dove esportare, come l'America latina per gli Usa, e deve avere anche una forma di colonialismo interno: l'area della Germania è l'Europa e la colonia interna sono i cosiddetti paesi Pigs. Per indebolire questi paesi, quindi, occorre deindustrializzarli favorendo le delocalizzazioni produttive per tenere buoni gli imprenditori italiani o spagnoli o di altri paesi del sud. Se a queste due caratteristiche aggiungiamo le privatizzazioni in settori strategici, ci accorgiamo che queste scelte influiscono sulla creazione dell'Ue, perché alla Germania servono paesi deindustrializzati per esportare, ha bisogno di un dominio economico, così che gli imprenditori italiani o spagnoli o di altri paesi vicini spostino il tiro dagli investimenti produttivi a quelli finanziari. A questo punto, una potenza economica come la Germania ha bisogno di una sua propria moneta che competa con l'area del dollaro, cosa che il marco da solo non poteva fare.

Quindi questa è stata l’unica ragione di vita dell’euro?

Quando da un’alleanza si passa a istituire una moneta, non si fa la mediana come è accaduto ma la media ponderata a seconda delle capacità produttive, provocando una inflazione nascosta, perché il potere d’acquisto salariale si è ridotto del 50%. È quello che spiego sempre a mia madre quando mi chiede perché paga un euro ciò che prima comprava con mille lire.

Lei è un uomo di sinistra. Che responsabilità ha oggi la sinistra europea per cambiare la situazione?

«Io mi dichiaro di sinistra e marxista, non mi vergogno. Ma bisogna ricordarsi che quando si concretizzò l’euro, in Europa c’erano quasi tutti governi di centrosinistra. Il centrosinistra europeo si è piegato alla nuova borghesia transnazionale europea, e lo abbiamo pagato con tagli ai salari, con la precarietà del lavoro, con la privatizzazione anche dei servizi sociali».

Insomma, a sinistra si sono persi seguendo la linea del neo-liberismo...

Più che averla seguita, ne sono stati i promotori, verso un vero e proprio massacro sociale. Non mi meraviglia dunque se alla Europee ci sarà una forte astensione o se i voti andranno al populismo. Lo dico sinceramente, io andrò a votare perché difendo il diritto costituzionale per cui è stato versato sangue, ma da uomo di sinistra annullerò la scheda perché non vedo alcuna forza politica capace di portare soluzioni di prospettiva.

Una posizione netta, professore, però ci sarà un modo per riformare l’Europa. Oppure crede che vada buttato via tutto?

Se ci fosse spazio per una riforma dell’Ue e per una nuova fase keynesiana che redistribuisca il reddito, perché dovrei votare contro l’Ue? Ma ci sono due convinzioni che mi portano a dire che questa crisi è sistemica e non ha soluzione: la prima è che ci sono Trattati costituzionali che non abbiamo votato con un Parlamento Ue che non decide, decidono la Commissione e le lobby; la seconda è che è illusorio pensare che ci sia una soluzione che parta dall’economia, ci deve essere un’inversione totale che riporti la politica al centro. Oggi la politica è succube dell’interesse economico.

Quindi se è illusorio...

Non c’è altra strada che uscire dall’Ue. Il primo passo è uscire dall’euro, poi si rompe un’Unione dove ci sono interessi troppo diversificati. Fra i paesi ma anche fra i lavoratori. Io vedo la necessità di mettere in moto un movimento di protesta democratico per fare un’Europa mediterranea sul modello di quello che è accaduto con l’Alba latino-americana. Ognuno, Italia, Spagna, Portogallo, Grecia e altri, mette a disposizione le risorse che ha e che si completano. A questo punto ci si sottrae al grande ricatto dell’euro, ma non con il ritorno alla sovranità monetaria nazionale come vogliono la Le Pen o Alba Dorata, ma con una forte solidarietà fra i lavoratori e con una moneta comune ponderata affaincata da una moneta virtuale che abbia carattere compensatorio. Insieme a questo bisogna nazionalizzare le banche e riportare in mano allo Stato i settori strategici. Non significa sovietizzare i nostri paesi, significa fare quello che fecero in Italia con il compromesso fra la cultura comunista e quella democristiana che ha portato la nostra economia a essere molto forte negli anni Sessanta.

Un’Europa fondata sulla solidarietà sociale oltre i confini nazionali è la stessa che propone Syriza e l’alleanza a sostegno di Alexis Tsipras. Ma non mi sembra che lei guardi a questa scommessa in modo positivo...

Con quello che dice Tsipras posso essere d’accordo, ma lui pensa che questa Ue sia riformabile, io invece penso appunto di no. Quindi ci vuole una rottura. Se Tsipras avesse aggiunto a tutto quello che ha detto anche la prospettiva dell’uscita dall’euro, avrebbe tolto voti alle destre e anche a Grillo. Ma non lo ha fatto. Di che sinistra stiamo parlando, in Europa? Non penso che in Europa ci sia una forza che abbia avuto il coraggio di schierarsi fino in fondo con i lavoratori dicendo “rompiamo questa Ue”: su questo la sinistra ha lasciato tutto in mano alla destra e, in parte, al centrosinistra alla Renzi. Per me ci deve essere una sinistra che non fa compromessi.

Un’ultima domanda, professore: che autori consiglierebbe per capire meglio la trasformazione in atto nella società europea?

Non perché sono marxista, ma di questi tempi c’è una ripresa non del marxismo ma dello studio dei testi di Karl Marx, soprattutto del Capitale, che sta avendo numerose ristampe. Poi si possono riscoprire i classici, come Adam Smith. Per rimanere in Italia, consiglierei i libri di Luciano Gallino sul mondo del lavoro, anche se penso che lui non sia d’accordo con me sull’uscita dall’euro.

Questo è il link all'intervista: http://www.linkiesta.it/euroscetticismo-sinistra-italiana   

 Questo è il link dall'homepage: http://www.linkiesta.it/quale-europa-tarchi-vasapollo

--------------------------------------------------------

Un libro per aiutarci a cambiare il mondo

Written by  Carlos Gutiérrez (Espai Marx)

 

 

De Sur a sur. La estrategia del caracol, è un libro di Luciano Vasapollo, professore di economia applicata dell’Università Sapienza di Roma,  delegato del rettore per le Relazioni  Internazionali con  l'America Latina e i  paesi Caraibici,  direttore del Centro studi CESTES dell’Unione Sindacale di Base USB e responsabile del Coordinamento Europeo della Rete in Difesa dell’Umanità.

Vasapollo è un intellettuale che ha realizzato un efficace lavoro di ricerca e pubblicazioni su diversi temi come analisi economiche, inchieste operaie, geopolitiche,  antropologiche e altro ancora: ma è molto più che un intellettuale, Vasapollo è un militante di sinistra, un comunista coerente e un amico dei popoli che lottano in tutto il mondo e specialmente in America Latina.

Prima di tutto mi sembra indispensabile dire che non si può separare questo libro dall’intera produzione intellettuale di Vasapollo. Tutti i suoi libri, studi e articoli vanno intesi come un lavoro teso a tracciare i percorsi che aiutino a guidare i processi di emancipazione e liberazione; questo è un lavoro militante e rivoluzionario. Si potrebbe riassumere lo spirito del lavoro dicendo che l’impegno di Vasapollo consiste nell’indicare strade da seguire su cosa fare e come farlo.

  A prima vista, qualcuno poco informato, potrebbe pensare che questo libro è solamente un’opera antropologica o a volte sulle consuetudini dei popoli. Nulla di più lontano dalla realtà.  Attraverso un profondo studio delle tradizioni economiche  derivate dalla terra di quella che potremmo chiamare una autentica economia morale popolare, e il confronto delle tradizioni dell’America Latina con quelle dei Sud dell’Europa, si cerca di provocare una interessante riflessione  di grande significato politico e molto utile per intravedere quali sono le azioni che ci possono aiutare a rielaborare una proposta avanzata  all’altezza dei tempi che viviamo.

Nella mia opinione questo libro costituisce un appello rivolto a tutta la sinistra europea  e alla sua irrefrenabile tendenza all’eurocentrismo e al produttivismo. Non siamo in alcun modo di fronte a un lavoro che cade nella nostalgia  o che richiami a un passato non più attuabile. Credo però che nel libro si percepisce la necessità della sinistra di riflettere sui suoi errori e uno di questi è stato il suo entusiasmo davanti alla distruzione della cultura contadina comunitaria nelle aree industrializzate che dovrebbero portare a una classe operaia universale  che dovrebbe essere l’unico soggetto rivoluzionario senza necessità di alleanze.

Una volta rimosse queste tradizioni contadine e rimosse anche le tradizioni operaie, si  impone un attenta e precisa rielaborazione di queste tradizioni senza le quali non sarà possibile recuperare il filo rosso del processo di emancipazione. In questo ordine di cose questo libro è un materiale  (nel senso forte della nostra tradizione) e uno strumento necessario per pensare come affrontare questo lento processo di elaborazione di una nuova economia morale popolare, indispensabile per uscire dalla banalità.

Come ci ricorda Joan Tafalla, in uno straordinario prologo che raccomando fortemente e che potrebbe costituire , da solo, un piccolo libro, questa opera di Luciano Vasapollo ci riporta a molte delle lezioni di Gramsci e Mariatequi. Ci ricorda anche le riflessioni di Pasolini sull’importanza delle culture popolari e a parte tutto questo, ci parla di processi reali, della costruzione del socialismo, in società composte da persone in carne e ossa, con errori e successi, con passi avanti e indecisioni, ma nel modo in cui un essere umano, collettivamente è quello che costruisce il proprio destino.

Vasapollo e Tafalla ci raccomandano di fare quello che ci diceva il Che e che  a volte può sembrare un lavoro di titani e anche qualcosa di insolito: pensare con la propria testa. Solo in questo modo, liberandoci dei pregiudizi, lavorando con un grande rigore intellettuale e una onestà  a prova di bombe , saremo capaci di cominciare a tracciare le strade che ci aiutano a sapere cosa fare e come farlo.

  Carlos Gutiérrez (Espai Marx)

Publicado por Carlos Gutiérrez en martes, enero 13, 2015